venerdì 20 ottobre 2017

Recensione "La vita nei tuoi occhi" di Silvia Gaiart

Recensione "La vita nei tuoi occhi" di Silvia Gaiart




Sinossi

UN AMORE CHE SALVA, GUARISCE, PROTEGGE. 
Cosa puoi fare quando tutto sembra essere perduto? Come puoi lenire il dolore dell’assenza di qualcuno che non potrai più abbracciare? Tutti vanno avanti, ma tu ti senti ferma. Immobile. E questo Mia lo sa bene visto che ha perso la persona a cui era più legata. E ha perso anche se stessa. In un mondo in cui si sente sola e abbandonata dalla propria famiglia, però, troverà l’appoggio di una persona che condivide lo stesso dolore. Un’anima spezzata e fragile come la sua. Samuel si limita ad esistere e non riesce a darsi pace per la scomparsa dell’unico vero amico che abbia mai avuto. Senza contare il tormento causato dai sensi di colpa. Riusciranno ad affrontare insieme la perdita, andare oltre e affidarsi all’unico sentimento in grado di guarire una persona oppure il passato avrà la meglio su di loro?




Recensione

Oggi vi farò conoscere la nuova storia della scrittrice Silvia Gaiart “La vita nei tuoi Occhi”.

I protagonisti sono Samuel e Mia. Due ragazzi, legati da un profondo dolore che li  accomuna, ma come sempre andiamo con ordine.

Dopo la morte di Nicola, il fratello di Mia, la sua vita cambia radicalmente. 
I suoi genitori non reggono al grande dolore, che piano piano si vedono lasciarsi andare. Si rimprovano di non aver fatto abbastanza, addossando la colpa di una morte così prematura, l'uno all'altra, decidendo di separarsi, continuando due strade diverse. 
La mamma di Mia non accetta nessuna di questa situazione, e comincia a bere, unico rimedio per alleggerire ogni sofferenza interna. 
Mia non sopporta di vedere sua madre in queste condizioni, così decide che sia giusto che qualcuno la segua più da vicino, aiutandola in un percorso per disintossicarsi.
Ma le conseguenze di questa separazione forzata, Mia non l'aveva messa in conto. dal giorno alla notte si ritrova sola contando solo sulle sue forze. 

«Mi manchi nico» sussurro, aprendo gli occhi e rivolgendomi al cielo.
«Mi manchi e sto male. Sto male come il primo giorno. Aiutami.» 


E poi c'è Samuel: il migliore amico di Nicola. 
Erano come fratelli, e una parte di lui, è morta con Nico. 
Ma la vita deve andare avanti, e il giorno in cui  due "anime delicate" si incontrano, "basta un sorriso per capirsi" . 
Mia e Samuel, dopo essersi odiati per una vita, cercano di farsi forza, l'uno con l'altra, per non essere schiacciati dal dolore, e da quella perdita che gli ha cambiati profondamente.

Il mondo va avanti Sam. Sei tu che ti ostini in qualche modo a rimanere fermo.

Non sarà tutto semplice, nè tutto facile. Lasciar andare qualcuno, con la paura di dimenticarlo, è il passo più difficile che si possa fare.  Il dolore è sempre per chi rimane, e cerca di continuare a vivere.

Ma se un giorno dovessi dimenticarlo? Come la sua voce e il suo viso? Dio, è terribile. Quanto può essere intenso un ricordo? Quanto può essere doloroso sentire anche solo un rimasuglio di quel profumo rassicurante, che aveva una delle persone più importanti della tua vita?

Non dirò nulla sul finale, mi piace lasciarvi sempre con quel pizzico di curiosità. 

La storia è molto intensa, scritta in modo molto fluido, a mio avviso spesso ripetitiva per certi versi, come se si volesse allungare maggiormente una storia, già ricca di suo, in ogni aspetto e sfumatura. Tocca argomenti significativi, emozionanti e intensi, portando allo stremo però ogni emozione, e a lungo andare annoiando. 

Nel complesso il libro lo consiglio sicuramente

3 Stelline














RECENSIONE “Love is a dangerous game” di Giuseppina Vitale.


RECENSIONE “Love is a dangerous game” di Giuseppina Vitale.



Sinossi

Alice Colombo è una liceale tutto pepe al quarto anno di ginnasio che sogna di fare l’attrice. Dalla tenera età di cinque anni non fa altro che seguire corsi per raggiungere il suo obiettivo. 
La sua occasione arriverà un giorno di fine estate, quando si presenterà a un casting per l’agenzia di moda più famosa di Milano. Quale modo migliore di entrare nello showbiz se non la passerella?
All'inizio del nuovo anno scolastico conoscerà Erick Riva.
Il classico cattivo ragazzo schivo e diffidente. Cosa nasconde il nuovo arrivato? Perché sembra avercela con il mondo intero? Riuscirà la ragazza a scalfire la sua corazza?


Recensione



Mi sono lasciata trasportare da questo romanzo e mi sono ritrovata adolescente piena di sogni e di speranze.
Alice è all’ultimo anno di scuola superiore, ama la danza ed è una bravissima ballerina, oltre a essere una bellissima ragazza, anche se sembra non rendersene conto.
Sogna un futuro nel mondo dello spettacolo e la sua bellezza insieme alla sua bravura la aiuteranno a realizzare questo desiderio.
Sulla sua strada incontra due ragazzi, Federico, il famoso e affascinate ballerino con cui condivide la stessa passione e Erick, ragazzo difficile dallo sguardo misterioso.
La sua scelta sarà presto chiara anche se il passato difficile del ragazzo di cui è innamorata, insieme al suo, di cui solo la sua famiglia è a conoscenza, non renderanno facile la nascita di questo amore.
Questo libro è avvolgente e si lascia leggere con scorrevolezza, grazie alla bravura dell’autrice.
La storia è ricca di temi che vengono affrontati con maestria, primo tra tutti quello dell’abbandono.
Inizialmente potrebbe apparire una storia banale, ma si viene ben presto trascinati nella vita di Alice, che così giovane sarà costretta a fare delle scelte molto importanti.
Mi è piaciuta molto anche la presenza costante della sua famiglia, che anche se marginale, si percepisce come colonna portante e porto sicuro.
Libro da leggere tutto d’un fiato, proprio come ho fatto io.

I miei complimenti all’autrice per aver scritto questa bellissima storia!


4 stelline


Recensione a cura di Sara Pelizzari





Recensione “Vicino a te ritorno ad amare” di Alycia Berger - edito Lettere Animate

Recensione “Vicino a te ritorno ad amare” di Alycia Berger




Sinossi

Emma è una ragazza dal forte temperamento che sente il peso delle preoccupazioni e delle varie responsabilità verso la famiglia. Vive e vede gli effetti della violenza psicologica su sua madre Sonia, sola e umiliata dal marito. Ha un fratello autistico di nome Luca, la sua forza per lottare contro le giornate di pura sopravvivenza, e una divertente amica a quattro zampe, Dea. La sua è una vita fatta di rinunce e sacrifici. Viene aiutata da Alberto, amico di famiglia segretamente innamorato di Sonia che vorrebbe fare di tutto per vederla tornare a sorridere.Bryan, figlio scapestrato di un dirigente aziendale, è lo scapolo più ambito di Milano, desideroso di mettere la testa a posto per lasciarsi alle spalle un passato un po’ troppo sopra le righe. Entrambi lavorano nello stesso ristorante e i rapporti tra loro non sono idilliaci. Anzi, si detestano. Tra un’accesa discussione e l’altra, però, sembra che qualcosa spinga l’uno a non fare a meno dell’altra. Se da una parte, quindi, il destino farà di tutto per unirli, dall’altra una serie di eventi rischierà di dividere le loro strade per sempre, affidando il loro amore ad una vera e propria corsa contro il tempo.Una storia d’amore che animerà le pagine del libro tra ironia e risate, passione e magia, lacrime e rabbia, lasciando al destino l’ultima parola



Recensione


Oggi vi parlo di un libro che inizialmente non mi ha per niente entusiasmato, anzi…
Pagina dopo pagina leggevo sempre più scettica, chiedendomi dove volesse arrivare l’autrice, dato che la storia era all’apparenza banale e priva di contenuto.

Ma, mi sono dovuta ricredere, perché a un certo punto i miei occhi volavano tra le righe curiosi di sapere cosa sarebbe successo a Emma e Bryan.
Questo dimostra la mia teoria personale, seconda la quale a un libro va sempre data la possibilità di stupirci.
Sottolineo questo perché qualche lettrice potrebbe reagire come me leggendo i primi capitoli, ma non deve fare l’errore di abbandonare la storia che, credetemi, si farà capitolo dopo capitolo sempre più emozionante e coinvolgente.

Mi ha commossa Dea, cane affettuoso di Emma, sempre presente e pronta a difenderla, come solo questi speciali amici a quattro zampe possono fare.
Emma è una giovane ragazza disillusa, che per far fronte a una situazione famigliare difficile, si fa carico di responsabilità che non dovrebbero essere le sue.
Invece di godersi la giovinezza come dovrebbe si dedica alla madre, malata di una malattia a mio parere tra le più terribili, che non colpisce il corpo ma l’anima, per colpa di un marito assente che le poche volte in cui è presente non fa altro che denigrarla e offenderla.

Innamorata del fratello Luca, affetto da una forma di autismo, è pronta a qualsiasi sacrificio per vederlo felice.
Emma ha paura di vivere e di lasciarsi andare, non vuole soffrire come fa la madre o vedere un amore morire, come è successo al sentimento che un tempo legava i suoi genitori.
Bryan, suo collega di lavoro, tra litigi e sguardi languidi, cercherà di conquistarla, ma la strada per i due giovani non è certo in discesa. Tanti sono gli ostacoli che li aspettano.
Riuscirà Emma a lasciarsi andare e a credere nell’amore?E Bryan sarà capace di conquistarla, mettendo da parte il suo orgoglio?
Voglio fare i complimenti all’autrice perché è stata bravissima ad affrontare temi molto delicati, con padronanza e fluidità nell’uso delle parole e nella descrizione degli eventi.
Ogni emozione è sapientemente descritta, mai trascurata o lasciata andare ma analizzata e trasmessa al lettore che la sente sua.

L’unico neo sono, come ho detto in precedenza, i primi capitoli che non rendono giustizia a una storia davvero profonda e coinvolgente.

3 stelline



Recensione a cura di Sara Pelizzari



Recensione - "Il caffè dei piccoli miracoli" di Nicolas Barreau

Recensione "Il caffè dei piccoli miracoli" di Nicolas Barreau




SINOSSI:


Eleonore Delacourt ha venticinque anni e ama la lentezza. Invece di correre, passeggia. Invece di agire d’impulso, riflette. Invece di dichiarare il suo amore al professore di filosofia alla Sorbonne, sogna. E non salirebbe mai e poi mai su un aereo, in nessuna circostanza. Timida e romantica, Nelly – come preferisce essere chiamata – adora i vecchi libri, crede nei presagi, piccoli messaggeri del destino, diffida degli uomini troppo belli e non è certo coraggiosa come l’adorata nonna bretone con cui è cresciuta, che le ha lasciato in eredità l’oggetto a lei più caro: un anello di granati con dentro una scritta in latino, “Omnia vincit amor”.
Sicuramente, Nelly non è il tipo di persona che di punto in bianco ritira tutti i propri risparmi, compra una costosissima borsa rossa e, in una fredda mattina di gennaio, lascia Parigi in fretta e furia per saltare su un treno. Un treno diretto a Venezia. Ma a volte nella vita le cose, semplicemente, accadono. Cose come una brutta influenza e una delusione d’amore ancora più brutta. Cose come una frase enigmatica trovata dentro un vecchio libro della nonna, con accanto una certa citazione in latino...
Un’incantevole storia d’amore che racconta perché può essere una fortuna far cadere la propria borsa nel Canal Grande, concedere un po’ di fiducia a un veneziano scandalosamente bello e accettare di sentirsi letteralmente mancare la terra sotto i piedi. Un viaggio appassionante tra i "quais" di Parigi e le calli di Venezia, fino a un piccolo caffè dove si celano segreti in attesa di essere svelati e i miracoli sembrano davvero possibili.

RECENSIONE:

Il caffè dei piccoli miracoli è una commedia romantica contornata da un viaggio avventuroso e non privo di equivoci e piccoli incidenti tra due città meravigliose quali Parigi e Venezia, arricchita da un segreto da svelare attraverso il tempo che cerca la sua conclusione e paradossalmente un nuovo inizio in due elementi: la frase latina OMNIA VINCIT AMOR e la crescita della sua protagonista Elonore Delacourt, o meglio Nelly.

Innanzitutto Nelly, la protagonista della storia, ci viene presentata come una bambina cresciuta; traumatizzata sin dall’infanzia dalla perdita dei genitori in un incidente stradale e di cui senza motivo se ne incolpa, come allo stesso modo si autoconvince che il voler osare a realizzare i propri sogni o essere intraprendenti e andare in antitesi contro lo scorrere della vita e fare errori sia motivo di delusioni, sofferenze e infelicità. Per lei, infagottata di insicurezze, paure e stereotipi, la vita va avanti con decisioni sicure o attese del momento giusto come si è soliti dire “la pera matura casca dall’albero da sola”.
Esempio lampante di questa sua concezione, è quello di considerare gli uomini belli solamente presi da sé stessi e con poco cervello e dalla vita facile e, quindi, non si innamorerebbe mai di uno di loro.
Infatti, si innamora del suo professore che è vecchio ma non vecchio, sapiente ma non saccente, a cui piacciono le stesse cose che piacevano al padre defunto come Frank Sinatra, che con il suo atteggiamento nei suoi confronti la fa sentire al sicuro e protetta. Ed inoltre, Nelly è convinta che il professore ricambi il suo profondo amore solamente perché ha visto dei “segni” che le confermano questo innamoramento. Naturalmente sono solo dei segni che Nelly si è creata in testa quando invece sono semplici gentilezze nei confronti da parte del professore.
Sembrerebbe il solito cliché della giovane donna che innamorata di un uomo molto più grande di lei dell’età del padre, si convince che lui la ricambia e aspetta il momento giusto per confessargli il suo amore devoto o in alternativa che il professore si dichiari a lei, prospettiva molto più romantica.
È questo il primo elemento della commedia romantica: l’equivoco amoroso. Di sicuro non è il primo né l’ultimo della storia.
Nelly, di fronte alla delusione di non essere corrisposta e in preda alle sofferenze amorose, trova un libro dell’amata nonna in cui una data appuntata e delle frasi, che lei interpreta come i suoi famosi segni, la spingono a fare i bagagli e partire alla volta di Venezia in cerca di risposte, lasciando il lettore stupito della scelta.

In questa parte parigina, l’autore ci racconta in maniera molto dettagliata i personaggi, introducendoli e cercando di far conoscere i loro caratteri attraverso pochi elementi di storia presente e dialoghi, ma con molti flash back che ripercorrono minuziosamente i momenti in cui sono avvenuti determinati episodi che spiegano il carattere nel presente del personaggio.

Arrivati a Venezia, come già è accaduto, non mancano le descrizioni anche fin troppo minuziose sia dei luoghi che la protagonista visita sia degli inconvenienti in cui si vede coinvolta.
A discapito di tutti i suoi pregiudizi è costretta a fidarsi di un uomo bello.

Se da una parte Nelly sembra l’eterna pessimista, ma che crede nel romanticismo e desidera l’amore; dall’altra l’uomo bello della storia è invece un ottimista nato. Anche lui con le sue paranoie, come l’innamoramento a prima vista e la sicurezza che la donna ricambi i suoi sentimenti, ignaro di tutte le paure della futura partner.
Nelly è costretta da casi fortuiti a fidarsi di un uomo bello, cosa che in altre circostanze sicuramente non avrebbe fatto. Si fida, lo cerca e lui la soccorre, pur avendo altre scelte possibili per risolvere il problema in cui è incappata.
Ma allora sarà un “segno” il loro incontro?

Tra esplorazioni dei posti simbolici di Venezia, Nelly si lascia andare e cerca di dimenticare la sua delusione amorosa, che poi si rende conto che forse non era mai stata innamorata veramente dal professore e, inizia ad interessarsi a Valentino (l’uomo bello), l’eroe italiano che fa di tutto per conquistarla.
Non mancano naturalmente gli equivoci, che creano tensione tra i due giovani rischiando di separarli ma per fortuna non accade. Divertente è il modo in cui si creano e si risolvono questi episodi.

E il segreto da svelare? Nelly era partita per risolvere quel mistero che si celava dietro delle frasi appuntate in un libro e a un anello donatole dalla nonna. Sebbene la creazione di questo mistero e la sua risoluzione sia fantasiosa e quasi forzata, risulta invece ben costruita per la finalità della crescita di Nelly e per la conclusione romantica e a lieto fine della storia stessa.
Viene da chiedersi: perché il caffè dei piccoli miracoli? Perché è un piccolo caffè – o bar - che sconvolge e allo stesso risolve le vite dei personaggi di questo storia, dove l’impossibile si è rivelato possibile.

In conclusione, una storia che può sembrare banale e a tratti noiosa per le lunghe descrizioni, magari si preferirebbe avere più dialoghi e iterazione tra i personaggi, ma che nel modo in cui è strutturata ci fa viaggiare tra posti caratteristi di due meravigliose città; ci fa conoscere dei personaggi con delle caratteristiche caratteriali in cui magari è possibile riconoscersi e ci dà soprattutto un messaggio positivo che la vita è breve e bisogna viverla invece che aspettare che le cose succedano da sole e al momento giusto, perché non è così. Ma la cosa più importante è che l’amore vince su tutto.

IN SINTESI:
            Storia leggera e non impegnativa, a tratti divertente, rivolta ad un pubblico giovane che si affaccia alla vita secondo degli stereotipi acquisiti durante l’infanzia e che vanno in contraddizione spesso con il vissuto reale e quotidiano. Con un finale lieto che trasmette un messaggio positivo al lettore. Storia supportata da descrizioni minuziose di due gloriose città.


3 Stelle


Recensione a cura di Luisa Distefano



Recensioni "Non Lasciarmi" di Deborah Wright


Recensioni  "Non Lasciarmi" di  Deborah Wright






Sinossi


Per quanto tempo si può sfuggire dalle paure che ci terrorizzano?
Con un futuro incerto e un passato violento da cui scappare Lisa se lo chiede di continuo. 
Decisa a ricostruirsi da sola un futuro lontano dal passato, Lisa, quando arriva in quel piccolo paese baciato dalle acque del Corlo, non si fida di nessuno, a parte Miki non parla con nessuno e, soprattutto, sembra decisa ad evitare qualsiasi legame. Era una promessa fatta tanto tempo prima, una promessa fatta alla vita ed aveva tutta l’intenzione di rispettarla.
Piano piano però, qualcuno riesce a sgretolare quel muro che lei si è costruita e, tendendole la mano, riesce a far breccia nel suo cuore: Alex, un istruttore cinofilo dagli occhi puri come il ghiaccio, è un ragazzo che non teme il rischio. 
Ma a pochi passi dall'abbandonarsi a quell'amore, il terribile passato di Lisa torna da lei a rivendicare ciò che gli spetta. Perché Lisa si porta dentro un segreto che minaccia di frantumare in mille pezzi una ritrovata ed inaspettata felicità e rimetterla con le spalle al muro. 
Troverà il coraggio per evitare che il passato distrugga la sua nuova vita? Una vita in cui Lisa ha finalmente trovato la sua ancora di salvezza in un mare mosso dalla tempesta?






RECENSIONE


Salve amici, oggi sono qui per parlarvi del romanzo di esordio di Deborah Wright: non lasciarmi cadere. Comincio col dirvi che l’autrice mi ha colpita. Questo è un libro che ti coinvolge fin dalle prime pagine. La Wright è bravissima a spaziare tra i generi durante l’evoluzione della storia. Dal romance al new adult, fino ad avvertire l’adrenalina del thriller. Inoltre l’autrice tocca dei temi importanti con una semplicità e un tatto unici, così da non appesantire la storia. La storia è divisa in Pov alternati ma secondo me, i personaggi più riusciti sono Lisa e Igor. Il bene e il male, la vittima e il carnefice.

“Ci sarà sempre una mano angelica che ti terrà stretta mentre sei appesa al precipizio.”

Lo stile della Wright è scorrevole e coinvolgente, oltre che delicato e sarà proprio questo a farvi innamorare dei suoi protagonisti. Inutile dirvi che il mio preferito è stato Alex. Un ragazzo dalla dolcezza incredibile che non teme il rischio e dal cuore puro, che fasrà di tutto per sgretolare il muro che Lisa si è creata intorno.
Questo libro lancia un messaggio importante: nonostane le ferite dell’animo, nulla è perso. Ci saranno persone pronte ad ascoltarti, disposte ad amarti per ciò che sei.
Una guida importante per quelle persone che ogni giorno vivono un’esperienza simile, per quelle persone che hanno bisogno di credere che a questo mondo c’è qualcosa di buono anche per loro oltre il dolore.



4 Stelline



Recensione a cura di Giusy Vitale











Recensione "Dangerous" di Daria Torresan

Recensione  "Dangerous" di Daria Torresan


Sinossi

Mi sentii come se mi avessero immersa nell’acqua scura e torbida e, consapevole di non poter inalare aria, cercassi nel nero di un profondo abisso una mano pronta a salvarmi. Mi sentii così per diciotto lunghissimi giorni. Poi la luce era tornata. Ma in quella prigione avevo lasciato la spensieratezza dei miei sedici anni, la fiducia verso il prossimo e la stima di me stessa. Avevo lasciato che lui mi avvelenasse di un veleno che si irradia nella testa, inzuppa i sensi e inganna le emozioni. Glielo avevo permesso io. Gli avevo concesso il mio corpo rendendomi schiava di un vergognoso segreto con cui avrei dovuto convivere per il resto della vita. Dopo tre anni, l’ingresso all’università di Los Angeles doveva essere l’inizio di un nuovo capitolo della mia vita, invece mi sono ritrovata davanti il segreto contro cui combatto ogni giorno: Kris Donover. Lui veste un paio di freddi occhi azzurri, un cipiglio arrogante e una bellezza disarmante. Crede che non possa riconoscerlo solo perché si celava dietro una calza di nylon? Ho il suo profumo e la sua voce impressi nella testa. Non mi serve altro per sapere che è lui. Ma glielo lascerò credere, perché voglio la verità, voglio giustizia. È un gioco pericoloso. La vita ha distribuito le nostre carte e non tutti sono disposti a giocare correttamente. Qualcuno avrà da perdere più di altri, forse più di quanto immagina.




Estratto



Lo scricchiolio dei sassi sotto la suola di scarpe pesanti mi distrae dai miei pensieri peccaminosi. Le sento avvicinarsi caute e decise allo stesso tempo. Potrebbe essere chiunque, ma il cuore che parte a bombardarmi  nel petto suggerisce una sola persona. Kris Donover.
Ora quei passi rallentano, fino a fermarsi. È dietro di me. Lo so perché ne percepisco la presenza, come se i centimetri che ci dividono fossero nulli e il suo corpo fosse premuto contro il mio. Ma è solo una sensazione perché lui non mi sta toccando. Non mi sfiora nemmeno, anche se la pelle della schiena sembra andare a fuoco.
Ma c’è dell’altro.
C’è di più.
L’odore salmastro ora si confonde con un profumo di tabacco e agrumi, di mirra e terre sabbiose. È un profumo che sa di ricordi, di passione, di paura. Sa di pericolo.
Mi irrigidisco quando lo sento muovere un altro passo e sfiorarmi il corpo. Chiudo gli occhi, ma la sensazione di cadere nel vuoto mi porta a riaprirli immediatamente. Il cuore martella impazzito e fatico a respirare.
«Dovresti essere giù con i tuoi amici a festeggiare.»
Quella voce. Oh Dio, muoio.
Il cuore si ferma. Salta un battito.
Non è vero. Non può essere vero.
Una folata di vertigini mi costringe a stringere la presa sulla balaustra. Faccio l’errore di richiudere gli occhi e le immagini che mi perseguitano da tre anni si affacciano prepotentemente nella testa sembrando più vive che mai.
«Invece te ne stai qui tutta sola.»
Basta. Smettila di parlare!
Ho bisogno che cessi immediatamente di far vibrare nell’aria quel suono che disperatamente agogno da troppo tempo e che al tempo stesso cerco di dimenticare.
Devo rispondere. Cazzo Aylen, di’ qualcosa!
Deglutisco ancora una volta prima di riuscire a sibilare una risposta. «Avevo voglia di fare due passi.»
Bugiarda! Sei scappata via da lui.
«Davvero?» La voce roca e profonda oscilla nella mia testa e si propaga in tutto il corpo. «Avevo l’impressione che fossi… turbata» mi provoca.
Maledetto. Sono certa che stia sorridendo. È dannatamente consapevole dell’effetto che ha su di me e solo in questo momento la mia testa, annebbiata dalle sensazioni che mi suscita, realizza che lui sa chi sono io.
Kris Donover sa che io sono Aylen Myers.
Allora comincio a tremare, la paura ritorna e mi sembra di essere ancora in quella stanza che sa di muffa, che sa di umidità, che sa di minaccia. 



Recensione



Salve amici librosi, oggi sono qui per parlarvi dell’ultimo romanzo di Daria Torresan: “Dangerous”. 
La copertina accattivante e il titolo suggestivo, accompagnati da una sinossi ricca di mistero mi hanno spinto a fiondarmi in quest’avventura. Già dal prologo ho capito che questa storia aveva un bel potenziale, nonostante la minestrina trita e ritrita di rapimenti con conseguente storia d'amore tra aguzzino e preda.

Ogni colore ha le sue emozioni, le sue sensazioni. Ogni colore è un ricordo, perché ogni momento è un ricordo. Ed è proprio dove la lunga scia di nuance si tinge di nero che il ricordo diventa trauma e il momento diventa indelebile. Esattamente di quel colore sono fatti i momenti rimasti incancellabili, momenti che sono incisi nel mio cuore come nella mia anima. Momenti fatti di paura, angoscia… vergogna. Ricordi di cui non riesco a liberarmi.

In questo caso la trama si svolge in modo originale ed è stato creato un intreccio avvincente e sorprendente. Insomma, la Torresan ci lascia con il fiato sospeso fino alla fine.
Kris e Aylen si incontrano e dovrebbero stare lontani ma è fortissima l’attrazione che c’è tra i due. Kris non ama parlare di sé, è scontroso, burbero e ha una fila di donne pronto a gettarsi ai suoi piedi e per contrastare ciò che sente per la ragazza farà di tutto per ferirla e tenerla lontano da sé.

Aylen nonostante il suo passato quando le si presenta l'opportunità, cercherà di scoprire la verità sull'uomo che le ha rubato il cuore quel giorno di tanti anni prima.
Suspance, attrazione e colpi di scena, alcuni dei quali davvero inaspettati.
Nella prima metà del romanzo, scopriamo qualcosa di più sui protagonisti, assistiamo alla magia che c’è tra loro. Può sembrare che sia tutto questione di “chimica e attrazione” ma nella seconda parte, quando l’autrice da voce a Kris verrà a galla un mistero.
Niente è come sembra questa frase rispecchia perfettamente il romanzo e la bravura con cui l’autrice ha narrato il tutto.


4 stelline





Recensione a cura di Giusy Vitale






giovedì 19 ottobre 2017

Segnalazione - Fixed di Eleonora Ragozzino

Segnalazione - Fixed di Eleonora Ragozzino


Sinossi

Elisabeth non ha idea di cosa l'abbia portata alla morte.
Non ha nessun ricordo, e per quanto si sforzi non riesce a dare una risposta a nessuna delle domande che le affollano la mente.
Sa che indossa un assurdo abito da sposa, ma non ha la più pallida idea come sia legato a ciò che sta vivendo.
Elisabeth non ha mai creduto alla vita dopo la morte, ma giunta al cimitero è costretta a ricredersi perché dietro all'apparente tranquillità scopre un mondo che prende vita, popolato da persone che vita non hanno.
E ciò la porta a scontrarsi contro quelle che erano sempre state le sue sicurezze, rendendole difficile accettare la situazione.
Le sue giornate sono vuote, ma piene di domande senza risposta e nessuna voglia di reagire.
Finché non incontra Sam, l'unico capace di vederla.
Sam è pieno di vita, e sembra essere l'esatto opposto di ciò che è Elisabeth.
Eppure nonostante l'assurdità della situazione, Sam non vuole fare altro che aiutarla.
Vuole starle accanto, anche se lei non fa altro che allontanarlo.
Lo respinge, tentando di proteggere quel poco che le sembra rimasto della sua esistenza, ma lui non vuole altro che vada avanti e accetti ciò che le è successo.
Ma perché mai dovrebbe voler una cosa del genere?
Cosa può darle lei, quando non possono nemmeno sfiorarsi?
Appartengono a  due mondi diversi. Lui è vivo e pieno di opportunità che lei ormai non ha più.
Tutto questo le fa paura, non vuole provare nulla per lui . . .
Non fa altro che chiedersi perché lui tenga tanto a lei, da quando si rende conto di provare sentimenti che credeva di non poter più provare.






Estratto

Ci sedemmo in quello che era diventato il nostro posto. La panchina sotto l’albero.
Lui si sedette per primo e inizio a massaggiarsi le tempie con un'espressione corrucciata nel volto.
Mi misi a sedere anche io, ma all’estremità della panchina,come i bambini che quando combinano qualche disastro cercano di non far più rumore per non destare sospetti. Anche se, il disastro era già stato scoperto.
– Dovevi dirmelo – disse girandosi verso di me per guardarmi negli occhi.
Io invece, non avevo la forza per guardarlo, continuavo a guardare a terra e dissi:
– Ho pensato saresti stato molto meglio senza di me –
– Non pensarlo nemmeno – disse con tono duro.
Dovevo aspettarmelo che fosse arrabbiato
– Ma l’ho fatto, non voglio essere causa di nessun problema –dissi cercando quasi di giustificarmi.
Non volevo che fosse arrabbiato con me, ma lo capivo e avrei voluto fare qualcosa così che lui smettesse di esserlo, ma qualsiasi cosa avessi fatto fino a quel momento aveva causato solo danni, perciò decisi di non fare nulla per paura di sbagliare ancora.
– Tu non hai creato nessun problema. –
La sua voce si stava addolcendo, quasi come se fosse il suo tono di voce normale con me.
– Ma quelle persone. –
– Fottitene di quelle persone e di tutto ciò che hai sentito. –
Ero stata così stupida e così immatura, che l’unica cosa che mi venne in mente da dire fu:
– Mi dispiace – con tono pentito e imbarazzato.
– Avresti dovuto dirmelo. –
– Mi è mancato il coraggio – dissi sinceramente.
Era proprio vero
Quanto è vero, che più teniamo a una persona più abbiamo paura di perderla.
Avevo pensato stupidamente che a ignorare il problema forse non sarebbe successo niente, ma non ero mai stata brava a nascondere i miei sentimenti, cosa che, inoltre si era rivelata palesemente vera pochi attimi prima. Anche a far passare giorni sarebbe saltato a galla, non sarei mai riuscita a mentirgli sapendo di farlo soffrire.
– Perché? – Non era più arrabbiato come prima ma si sentiva ancora che era contrariato.
– Ho pensato che, a presentarti il problema tu stesso avresti capito che questa situazione non andava bene e te ne saresti andato . –
Tralasciai il fatto che se l’avessi visto andare via il mio cuore ne avrebbe sofferto, non ritenendolo poi così importante.
– Non lo avrei mai fatto – disse per rassicurarmi ormai dovevo dire la verità, altrimenti mi sarebbe rimasto quel peso, e non avevo letteralmente la forza per poter sopportare altro.
– Avresti potuto, non ci sarebbe da stupirsi. –
– Non hai capito niente allora. –
Si sentiva che era ferito dalle mie parole, perché così dicendo era come avergli dimostrato che non avevo capito niente di lui.
– Non volevo essere rifiutata, non volevo vederti andare via e sapere che era ciò che volevi, che capissi che non e valeva la pena. –
– Aspetta, Elisabeth calmati. –
– No devi saperlo – Ora era la mia di voce ad essere dura con lui.
– D’accordo. –
Non volevo illuderlo, non era mai stata mia intenzione farlo. Anzi, avevo avuto paura per me, che io mi potessi mai illudere che lui potesse provare qualcosa per me.
– Non avrei mai sopportato di vederti andare via, avrebbe fatto troppo male. Ho pensato di fare il tuo bene, altrimenti non l’avrei mai fatto! Così sarebbe stato più facile. –
Prese del tempo per pensare, rimanendo a guardarmi.
– Ascoltami bene – disse.
Io invece non dissi nulla, aspettando che fosse lui a parlare.
– Io non ho intenzione di andarmene. –
Non ero riuscita a guardarlo fino a quel momento, avevo sentito il suo sguardo fisso su di me, e così quando mi voltai e incrociai il suo, e tutta la mia paura inizio a scomparire.
– Davvero? –
– Assolutamente sì. –
Sorrideva, ed era bellissimo quando sorrideva.
Mi concessi un attimo di quella meraviglia prima di ricominciare a guardare a terra, continuavo a non riuscire a sostenere il suo sguardo
Una domanda mi sorse spontanea.
– Perché? –
– Perché tu ne vali la pena. –
A sentirmi dire quelle parole mi venne spontaneo stringerlo in un abbraccio, anche se non potevo veramente farlo.
Lui rimase sorpreso di questo, anche perché non sentiva nemmeno il contatto con il mio corpo.
– Fai finta che io lo stia facendo davvero – dissi mentre continuavo a circondarlo con le mie braccia.
– Sarebbe bello. –
Lo lasciai andare dopo un po’, anche se desiderai con tutta me
stessa di non doverlo fare.
– Ricordi cosa ti ho detto l’altra sera? –
– Si – dissi. Come potevo dimenticarlo? Quando l’unica cosa
che avevo fatto per tutto il tempo in cui non l’avevo visto era stato ripensare ai momenti che avevo passato con lui.
– Riguardo al fatto che ho smesso di parlare di ciò che vedevo ? –
– Sì. –
– Non ti ho detto tutta la verità – confessò.
Non volevo che si sentisse in obbligo di raccontarmi cose che avrebbero potuto farlo stare male, avevamo appena avuto un momento che si poteva definire felice, e non volevo che si rovinasse un’altra volta quell’atmosfera che si era creata fra noi due.
– Non sei obbligato. –
Ma più che obbligato sembrava che avesse il bisogno come me di dire la verità.
– Volevo dirtelo, volevo dirti tutto, eri lì, mi ascoltavi e per la
prima volta mi sono sentito capito pienamente, ma ho avuto paura. –
– Paura di cosa? –
– Paura che tu non sopportassi ciò che sono, non potevo dirtelo , non potevo rovinare tutto, stavamo così bene insieme –
Non ero stata l’unica che aveva paura di essere abbandonata per ciò che era, era questo evidentemente il motivo per cui non se ne era andato sapendo cosa avevo fatto.
Non l’aveva fatto perché lui mi capiva.
Ci teneva a me, e me lo stava dimostrando così.
– Hai avuto paura per me? –
Adesso era lui a non guardarmi più, ma volevo che lo facesse, perché se l’avesse fatto avrebbe capito che non ero affatto arrabbiata,anzi ero felice per ciò che stava sotto alle sue parole.
– Sì – disse guardandomi.
– Non devi preoccuparti per me. –
Stavo sorridendo e gli accarezzavo una guancia con la mia mano destra, anche se non poteva sentire nemmeno quello.
– Certo che devo – Lo disse con così tanta convinzione che quasi me ne convinsi. Non riuscivo a non guardare i suoi occhi, così tanto da riuscire a guardare il mio riflesso all’interno.
Non era possibile che ci fosse il mio riflesso, eppure lo vedevo, era li.
Lui mi stava guardando, come si guarda qualcosa di. bello.
– Te l’ho già detto, non voglio essere un peso. –
– Non posso lasciarti sola. –
Era sempre più convinto di quello che diceva, e sebbene tutto
questo non facesse altro che far scomparire la mia paura di vederlo andare via, una domanda non faceva altro che vagarmi per la mente.
– Perché? – domandai di nuovo.
– Perché non voglio farlo! Perché chi si può preoccupare per te se io sono l’unico che sa che tu sei qui? Chi altro può farlo? –