Segnalazione "Una giornata bestiale"
di Vincenzo Carriero
SINOSSI
Una
giornata bestiale inizia sempre con la notifica di una cartella di Equitalia.
Triste e amaro risveglio per Enzo, costretto a bere un caffè nero, bollente e
che fa davvero schifo. Sua moglie, il punto fisso della sua vita, ha tanti
pregi ma il caffè non è tra questi. Intanto la sfiga si accanisce e non basta
una lite col vicino scassapalle, un tamponamento con un magrebino truffatore,
una rapina che finisce male proprio davanti ai suoi occhi. Enzo dovrà
combattere contro la sua coscienza, impersonata da un omino tutto naso e
cattiveria, per tenersi i soldi che ha fregato a uno strozzino morto. Sarà
salvato dal suo angelo custode, un essere strano con mille paturnie e difetti
che risponde al nome di Miss Capitone. Questi lo accompagnerà in un viaggio irto,
difficile e costellato di merda, sempre braccato da burocrati assassini,
minolli e rostocchi, esseri ingannevoli che lo vogliono corrompere. Enzo
giocherà una partita a " Chi vuol esser trucidato" dove chi perde si
spara un colpo in testa e arriverà al cospetto del Re di denari, il reggente di
un mondo infernale dominato dalla burocrazia, l'alta finanza e la bramosia per
i soldi. Riuscirà a salvarsi, Enzo? Oppure sarà costretto a rivivere
il suo incubo
ESTRATTO
D’un tratto ci trovammo dinanzi a un bivio.
La galleria si divideva in due tronconi. Ogni troncone era
contrassegnato da un cartello direzionale.
A destra per i ribelli, a sinistra per i mansueti.
«Questa è bella» dissi fermandomi di botto.
«Tu come ti senti? Ribelle o mansueto?» chiese Capitone
nonostante sospettasse già la mia risposta.
«Io sono un ribelle, dovresti saperlo» le dissi con cipiglio.
Finalmente ero io a parlare.
«Ah sì? Sentiamo. Chi sono i tuoi eroi?»
«Lasciami pensare. I martiri di Pietrarsa, Giovanni Falcone,
Roberto Mancini.»
«Chi, il calciatore?»
«Non meriti neanche una risposta» la rimbeccai sdegnato.
«Lo sai? I tuoi eroi sono tutti dei perdenti. Ti piacciono i
perdenti?» disse in tono provocatorio.
«Sì, essere ribelli significa essere dei perdenti. Sempre. È
impossibile sfidare il sistema senza perdere qualcosa. C’è chi
perde la vita, chi la libertà, chi l’onore, altri gli affetti. Io ho perso
tutto. In fin dei conti qualcuno deve esserlo; perdente intendo. Tu
non sei un perdente? Tu sei un diverso. Guarda come ti vesti. Hai
la minigonna e i baffi. Vuoi affermare la tua diversità ma sei un
reietto. Sei un emarginato. Quindi un ribelle. Sfidi la morale, la
società, il comune senso del pudore. Ma sei solo un frocio,
fratello.»
«Io sono confusa, confuso, insomma, io non so bene chi sono.
Non ho mai formato il pisello o la ciaccarella35. Sono un essere
dalla sessualità indefinita. Nostra madre mi ha uccisa al secondo
mese di gravidanza. Io però mi sento più femmina che maschio.
Sinceramente, ora che ci penso, credo che tu abbia ragione.
La galleria si divideva in due tronconi. Ogni troncone era
contrassegnato da un cartello direzionale.
A destra per i ribelli, a sinistra per i mansueti.
«Questa è bella» dissi fermandomi di botto.
«Tu come ti senti? Ribelle o mansueto?» chiese Capitone
nonostante sospettasse già la mia risposta.
«Io sono un ribelle, dovresti saperlo» le dissi con cipiglio.
Finalmente ero io a parlare.
«Ah sì? Sentiamo. Chi sono i tuoi eroi?»
«Lasciami pensare. I martiri di Pietrarsa, Giovanni Falcone,
Roberto Mancini.»
«Chi, il calciatore?»
«Non meriti neanche una risposta» la rimbeccai sdegnato.
«Lo sai? I tuoi eroi sono tutti dei perdenti. Ti piacciono i
perdenti?» disse in tono provocatorio.
«Sì, essere ribelli significa essere dei perdenti. Sempre. È
impossibile sfidare il sistema senza perdere qualcosa. C’è chi
perde la vita, chi la libertà, chi l’onore, altri gli affetti. Io ho perso
tutto. In fin dei conti qualcuno deve esserlo; perdente intendo. Tu
non sei un perdente? Tu sei un diverso. Guarda come ti vesti. Hai
la minigonna e i baffi. Vuoi affermare la tua diversità ma sei un
reietto. Sei un emarginato. Quindi un ribelle. Sfidi la morale, la
società, il comune senso del pudore. Ma sei solo un frocio,
fratello.»
«Io sono confusa, confuso, insomma, io non so bene chi sono.
Non ho mai formato il pisello o la ciaccarella35. Sono un essere
dalla sessualità indefinita. Nostra madre mi ha uccisa al secondo
mese di gravidanza. Io però mi sento più femmina che maschio.
Sinceramente, ora che ci penso, credo che tu abbia ragione.

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