Recensione - "Trauma" di Alessandro Petrelli edito da Lettere Animate
Sinossi
Lecce, 2015. È il 18 aprile quando Vanessa e Federico organizzano uno scherzo di cattivo gusto ai danni di Vincenzo, un ragazzo introverso, già vittima in passato delle loro angherie.È il 12 maggio quando Vincenzo, in seguito a un incidente stradale, si risveglia non ricordando nulla degli ultimi trenta giorni.La storia si sviluppa su piani temporali diversi. Nel presente, Vincenzo andrà in cerca di una verità frammentata e resa opaca da personaggi inquietanti e da tragici avvenimenti la cui unica chiave di lettura giace nei recessi oscuri e inaccessibili di un trauma. Potrà fidarsi del ragazzo sconosciuto che gli dirà di aver fatto amicizia con lui prima dell’incidente? E chi sono i nuovi vicini di casa dall’aria misteriosa? Cosa hanno fatto Vanessa e Federico?Sarà il passato a giungere in soccorso e a dissolvere i nodi di una realtà apparentemente priva di logica, ricostruendo la reale dinamica dei fatti e ricongiungendosi al presente e ai suoi retroscena come il pezzo mancante di un puzzle
Recensione
Il ricordo di un
trauma, patito o inflitto,
è esso stesso traumatico, perché richiamarlo duole o
almeno disturba: chi è stato ferito tende a rimuovere il ricordo per non
rinnovare il dolore; chi ha ferito ricaccia il ricordo nel profondo, per
liberarsene, per alleggerire il suo senso di colpa.
(Primo Levi)
Leggere "Trauma" del perfido Petrelli non è semplice. Sicuramente un
thriller ben scritto, avvincente con la giusta dose di adrenalina e tensione,
che fa rabbrividire, (come suggerisce il termine to thrill che identifica il
genere) e che consegna il nostro scrittore nel limbo degli autori di talento.
Sicuramente ancora più incisivo del primo, più scorrevole e più oscuro
segno che il buon Petrelli nonostante le positive recensioni non si adagia
sull’alloro. Ma c’è un ma e non è dubbio o una mia incertezza nell’affibbiargli
le piene stelline.
È un ma che serve da avvertimento a chi, leggendolo, si
aspetta solo un piacevole libro per dare una smossa alla pigrizia mentale dopo
una giornata di lavoro.
"Trauma" fa raccapricciare anche e soprattutto perché
intriso di dolore, di quella rabbia caratteristica e dominio di menti sconfitte
anzi sopraffatte dalla malvagità.
E la malvagità è qua descritta perfettamente
evidenziando un problema, purtroppo, caro ai giorni nostri: il bullismo.
Gli
atti descritti fanno rabbrividire perché reali, perché sospingono i
protagonisti in un vortice di violenze, vendette e limiti da superare
fregandosene delle conseguenze da cui, poi non si esce.
E non se ne esce perché
è un circolo vizioso, cupo orribile, un modo per provare il proprio valore
seguendo l’oscena logica della sopraffazione.
Qua il dolore, la diversità non
diviene risorsa da impiegare per costruirsi un’identità più vera e più pura, ma
è usata per il divertimento becero di individui deboli che, della loro
debolezza creano una maschera di pusillanime forza.
Forza apparente che qua
trova la sua totale devastazione uccidendo forse l’unica cosa di valore nella
nostra vita che dà sostegno e flusso energetico alla coscienza: la compassione.
Parlo di compassione e mai di pena poiché la compassione è la dote che unisce
come un perfetto collante pezzi sparsi del musaico della vita e perché no della
nostra mente, monito a ricordarci che non è affatto vero che l’uomo è un’isola
che la nostra mente può vivere cibandosi solo della propria autoglorificazione.
vita e cervello hanno bisogno di stimoli costanti che ci arrivano dall’esterno
e quanto più l’esterno è diversificato, distante dalla nostra quotidianità può
ci stimola a un apprendimento superiore, a una maggiora consapevolezza dei
rapporti umani e di noi stessi. Del nostro io in continua evoluzione che, deve nutrirsi
della diversità.
Del resto come direbbe Bregory Bateson è la differenza che fa
scattare l’informazione e quindi innesca la comunicazione, anzi per meglio dire
la scoperta di una differenza.
E Vincenzo, lo scemo del villaggio è questo
quella differenza che dà un particolare colore a quel mondo statico, perso,
decadente, morto vivente che si trascina ignaro della sua decomposizione, in
parole povere una società che per non morire ha bisogno di energie diverse e
meno distruttive. Vincenzo e tutti gli altri protagonisti sono occasioni perse
di un dolore che potrebbe dare risalto e dare sprone alla parte migliore di noi
stessi ma che, non colto si accartoccia su se stesso, non avendo la forza per
impedire lo sfracello. Il dolore qua è quel limite che non possiamo superare,
che delimitiamo con la vendetta,
Con la violenza che chiama la violenza, con il
ripetersi di traumi senza che questi diventino occasione di rinascita.
Cos’è un trauma?
Ce lo spiega Petrelli all’inizio del testo ma vi do una particolare e peculiare
interpretazione: trauma è quell’evento negativo che incide sulla persona e lo
disorienta, che le sconvolge la vita, e che, forse, lo mette di fronte ai
propri limiti. Ecco che capirlo, abbracciarlo e forse compatirlo può innescare
il cambiamento totale dell’io. perché è davanti a quella sensazione di
impotenza che l’organismo uomo/mente deve poter e saper rispondere nel modo
migliore non riperpetuando gli stessi atteggiamenti che lo hanno causato.
Perché trauma, in tedesco, significa sogno. E forse il sogno, persino l’incubo
è la strada verso la nostra salvezza affinché l’evento non divenga quel mostro
oscuro che vive nelle cantine pronto a divorarci senza lasciare traccia del
nostro passaggio.
Lo ripeto sempre. Da questa lettura dovrete scire urlando no alla
violenza e soprattutto alla vendetta. Ma se una parte di voi gongolerà per il finale,
forse davvero c’è un lato oscuro di noi che sta vincendo. E il perfido
Petrelli,
Nello svelarla riderà beffandosi della fragilità umana ma sarà una
risata triste.
Perché ancora una volta l’umanità ne sarà uscita sconfitta.
Bravo davvero.
5 stelle piene e il mio chapeau.
Recensione a cura di Alessandra Micheli

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