Recensione “Il Supereroe” di Diego di Dio
edito dalla "Delos Digital"
Sinossi
Thriller - racconto lungo (33 pagine) - Via Mezzocannone taglia in verticale la città. Una strada satura di se stessa e della gente che la abita, una giungla sull’orlo del tracollo dove non c’è più ordine, né moralità.
Una dozzinale maschera nera, un giubbotto antiproiettile rubato a un poliziotto, un tirapugni di acciaio e una faretra modificata dentro la quale nascondere la mazza da baseball.
Dario non è un vero supereroe. È un giustiziere mascherato che vigila su Napoli, un vendicatore che da anni conduce la sua personale crociata contro la criminalità. Dario si porta dietro il fardello di un’infanzia violenta, di un’adolescenza trascorsa tra risse e carcere minorile, di qualcosa, nel suo passato, che nessuno conosce, forse nemmeno lui.
Nella sua smisurata sete di giustizia, il giustiziere dovrà affrontare il nemico peggiore, quella nemesi contro la quale nessuno ha mai avuto difese: se stesso.
Recensione
Il libro di cui vi parlo oggi
si intitola “Il Supereroe” di Diego di Dio. Il racconto parla di una Napoli
corrotta, in balia di criminali, ma parla soprattutto di un ragazzo che,
proprio per questo, cerca giustizia e vendetta. È un racconto breve, scritto
benissimo, in un susseguirsi di emozioni e sensazioni. La voglia di vendetta e
di giustizia di un ragazzo con una famiglia distrutta dal dolore per la
prematura perdita della madre. Quella donna che faceva da collante tra tre
uomini, che senza quel punto fermo si trovano alla deriva, affrontando il
dolore in solitudine e ognuno in modo diverso: Luca, il fratello più piccolo
del protagonista smette di parlare, isolandosi dal mondo; Dario invece dà sfogo
alla sua aggressività, calandosi nella parte del supereroe che combatte i
criminali e gli spacciatori.
“Indosso il giubbotto antiproiettile e stringo le
strisce di velcro che tengono unite le placche in klevar. Il giubbotto: lo
rubai tre anni fa a un poliziotto, rimasto ucciso dopo uno scontro a fuoco.
Sarebbe felice di sapere che la sua armatura mi ha salvato la vita così tante
volte. Indosso una maglia nera. Dietro la schiena, la faretra modificata. Vi
lascio scivolare la mia mazza da baseball. Dopo tante battaglie è ancora qui,
ammaccata e scheggiata, pronta a ricordarmi chi sono. Prima di indossare la
maschera, mi piazzo davanti allo specchio del bagno. Lo so, dimostro più anni
di quelli che ho. I miei occhi sono scattanti come quelli di un animale feroce,
ma il mio viso è stanco, tumefatto. Le occhiaie hanno scavato solchi bluastri
che non se ne andranno più. Penso che se un giorno dovessi smettere, non ci
sarà nessuno a prendere il mio posto. Pazienza. Quel giorno è ancora lontano.”
La rabbia, la paura, trasudano
dalle pagine, anche grazie ad alcune scene di violenza descritte
minuziosamente, crude nella loro veridicità, ma in perfetta linea con la
storia. Poche pagine che scorrono veloci e forse è questa l’unica vera pecca
del libro. Un racconto che cresce di intensità mano a mano che si girano le
pagine fino ad arrivare ad un finale che lascia a bocca aperta, un colpo di
scena inaspettato che fa apprezzare ancora di più la bravura dell’autore.
Recensione a cura di Alissia Marv

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