martedì 7 novembre 2017

Recensione “Il Supereroe” di Diego di Dio - edito dalla Delos Digital

Recensione  “Il Supereroe” di Diego di Dio 

edito dalla "Delos Digital"

Sinossi




Thriller - racconto lungo (33 pagine) - Via Mezzocannone taglia in verticale la città. Una strada satura di se stessa e della gente che la abita, una giungla sull’orlo del tracollo dove non c’è più ordine, né moralità.

Una dozzinale maschera nera, un giubbotto antiproiettile rubato a un poliziotto, un tirapugni di acciaio e una faretra modificata dentro la quale nascondere la mazza da baseball.
Dario non è un vero supereroe. È un giustiziere mascherato che vigila su Napoli, un vendicatore che da anni conduce la sua personale crociata contro la criminalità. Dario si porta dietro il fardello di un’infanzia violenta, di un’adolescenza trascorsa tra risse e carcere minorile, di qualcosa, nel suo passato, che nessuno conosce, forse nemmeno lui.
Nella sua smisurata sete di giustizia, il giustiziere dovrà affrontare il nemico peggiore, quella nemesi contro la quale nessuno ha mai avuto difese: se stesso.


Recensione


Il libro di cui vi parlo oggi si intitola “Il Supereroe” di Diego di Dio. Il racconto parla di una Napoli corrotta, in balia di criminali, ma parla soprattutto di un ragazzo che, proprio per questo, cerca giustizia e vendetta. È un racconto breve, scritto benissimo, in un susseguirsi di emozioni e sensazioni. La voglia di vendetta e di giustizia di un ragazzo con una famiglia distrutta dal dolore per la prematura perdita della madre. Quella donna che faceva da collante tra tre uomini, che senza quel punto fermo si trovano alla deriva, affrontando il dolore in solitudine e ognuno in modo diverso: Luca, il fratello più piccolo del protagonista smette di parlare, isolandosi dal mondo; Dario invece dà sfogo alla sua aggressività, calandosi nella parte del supereroe che combatte i criminali e gli spacciatori.

“Indosso il giubbotto antiproiettile e stringo le strisce di velcro che tengono unite le placche in klevar. Il giubbotto: lo rubai tre anni fa a un poliziotto, rimasto ucciso dopo uno scontro a fuoco. Sarebbe felice di sapere che la sua armatura mi ha salvato la vita così tante volte. Indosso una maglia nera. Dietro la schiena, la faretra modificata. Vi lascio scivolare la mia mazza da baseball. Dopo tante battaglie è ancora qui, ammaccata e scheggiata, pronta a ricordarmi chi sono. Prima di indossare la maschera, mi piazzo davanti allo specchio del bagno. Lo so, dimostro più anni di quelli che ho. I miei occhi sono scattanti come quelli di un animale feroce, ma il mio viso è stanco, tumefatto. Le occhiaie hanno scavato solchi bluastri che non se ne andranno più. Penso che se un giorno dovessi smettere, non ci sarà nessuno a prendere il mio posto. Pazienza. Quel giorno è ancora lontano.”

La rabbia, la paura, trasudano dalle pagine, anche grazie ad alcune scene di violenza descritte minuziosamente, crude nella loro veridicità, ma in perfetta linea con la storia. Poche pagine che scorrono veloci e forse è questa l’unica vera pecca del libro. Un racconto che cresce di intensità mano a mano che si girano le pagine fino ad arrivare ad un finale che lascia a bocca aperta, un colpo di scena inaspettato che fa apprezzare ancora di più la bravura dell’autore.

5 stelle

Recensione a cura di Alissia Marv

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